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domenica 21 dicembre 2008

Letture del weekend: Giant Size Astonishing X-Men

...uhps! Ho dimenticato di dire una cosa:


Mr. Whedon, ti odio con tutte le mie forze.


Mr.Cassaday, ti amo con tutte le mie forze.


Mr.Whedon, Mr.Cassaday, vi applaudo alzandomi dalla poltrona.


Andre.!

venerdì 21 novembre 2008

Preso oggi


" The Authority: Prime"
Gage - Robertson

The Auhority è morta con la fine del ciclo di Millar.
Questo nuovo volume non fa che confermare questo pensiero.

Authority fa a botte per 120 pagine con i reddivivi Stormwatch anni '90 grazie alle macchinazioni del perfido Harry Bendix.
Wow! Che porcheria!

Il Wildstormverse è diventato la parodia di sè stesso, tornando ad essere quella sciocca accozzaglia di tutine colorate che era negli anni '90. Molti autori hanno sputato sangue per anni cercando di svecchiare e rendere originali ed adulti questi personaggi solo per poi vederli tornare allo stadio di meri stereotipi circa un decennio dopo.

Warren Ellis sta bestemmiando in 14 lingue antiche in questo momento.

Ottima come sempre la confezione Magic Press.

Andre.!

...da LuccaComics '08




" Periplo Immaginario"
Hugo Pratt.

Catalogo della mostra omonima del 2005 che in quasi 500 pagine raccoglie una molle incredibile di acquerelli del Maesto di Malamocco.

Erano anni che stavo dietro a questo enorme e costoso volume di Lizard, e quast'anno ho deciso di regalarmelo.

Un'esperienza osservare, guardare, entrare, navigare tra queste eteree pennellate che nessuno mai potrà egualgliare. Da avere anche per chi non segue il fumetto ma ama le "Fine Arts" come vengono definite dagli anglosassoni.

martedì 9 settembre 2008

Letture : Batman Nine Lives

Ho finito di leggere ieri sera questo volumetto cartonato del Pipistrello, uscito millenni fa per PlayPress ma di cui ho ignorato l'esistenza fino a circa tre mesi fa quando me lo sono trovato davanti in su un vecchio scaffalle di arretrati per caso, decidendo poi di portarmelo a casa dato che è scritto da Dean Motter ( Mister X, Terminal City ) ed illustrato da Mike Lark ( Daredevil, Gotham Central ).

Un bell'elseworld ambientato nei ruggenti anni 40, tra gangster e detective privati, night clubs e fumosi vicoli; intrigante sia per il testo, con l'insistente voce narrante da romanzo noir, che per il disegno e la colorazione, che ricreano alla perfezione i chiaroscuri tipici del cinema noir.

Il volume è stampato in formato striscia, quindi orizzontale, che conferisce una confezzione davvero particolare ed esalta al meglio il tipo di narrazione sequenziale, il tutto racchiuso da una elegante copertina cartonata.

Il problema ( come sempre quando si parlava di PlayPress...) lo troviamo però nella solidità dell'oggetto: ho finito di leggerlo e prima di chiuderlo, il dorso si è letteralmente staccato dal corpo di pagine, ed un paio di esse hanno iniziato a svolazzare per la stanza prima di cadere in terra.

Eccheccazzo!

Il racconto merita sul serio, ma la confezione fa cagare!
Adesso mi tocca trovare una buona legatoria che lo sistemi o tenermelo a dispense nello scaffale.

"Batman Nine Lives" è ancora recuperabile nei comicshop meglio forniti, benchè uscito parecchi anni fa; per chi conosce la lingua inglese, consiglio caldamente di cercarlo in versione originale, almeno per quanto riguarda l'assemblaggio del libro, sicuramente più resistente.

Andre.!

domenica 3 agosto 2008

Letture : StormWatch Post Human Division

Nuova incarnazione per la serie StormWatch proveniente dai WildStorm Studios di Jim Lee, in uscita in Italia per MagicPress proprio questa settimana.

Prima di entrare nel merito di questa serie, un po' di cronistoria:

StormWatch fu una delle serie di partenza che Lee sfornò nel 1992 agli albori della Image Comics, insieme a WildC.a.t.s. e trattava di un gruppo di super umani sotto la guida ONU che si occupava in puro stile "Zio Sam" di crisi internazionali; scazzotate supereroistiche senza capo nè coda, con una pletora sterminata di personaggi indistinguibili l'uno dall'altro, improbabili viaggi nel tempo e distruzione dell'universo.

Aggiungiamo poi il fatto che è scritta e disagnata in maniera davvero pessima e discutibile, da gente di cui non si ricorda nemmeno il nome.

Diciamocelo subito: questa roba era orrenda e senza senso ed è rimasta tale fino al 1997, quando Mr.Warren Ellis se ne interessò, trasformandola in uno dei prodotti più innovativi del decennio scorso.

StormWatch era ora diventato un fumetto in cui si discutevano le dinamiche del potere e la corruzione fisica e mentale che il potere comporta, affrontava minaccie terroristiche di portata mondiale, perfettamente calate nello spirito del tempo dell'epoca, tra paure di fine millennio ed espansione del campo scientifico e tecnologico, paranoia del controllo e del terrore che esso può generare.

Anche graficamente, questo periodo di StormWatch risulta forse essere il migliore in assoluto, grazie ai contributi di Tom Raney, Brian Hitch che inizierà a farsi un nome proprio su questa serie e Chris Sprouse.

Quando Ellis abbandonò la serie alla fine degli anni '90 per far nascere dalle sue ceneri Authority, StormWatch si concluse con la morte di buona parte del cast per mano di un nutrito gruppo di Aliens ( sì, quelli cinematografici) che invasero la stazione spaziale e la fecere esplodere.


Grazie all'effetto Authority, venne rilanciata successivamente all'inizio del 2000 con il tanto in voga allora "stile widescreen": StormWatch: Team Achilles era ora diventata una sezione di pronto intervento terrestre sotto egidia ONU che si occupava di dare la caccia e prevenire lo sviluppo postumano a suon di proiettili.

In questa incarnazione, ci troviamo di fronte ad un racconto di stampo militaristico che tutto sommato, regala qualche buon momento, ma che certo non si può considerare memorabile.

Forse è più interessante notare come questa serie sia ricordata per il caso che genero' nell'ambiente quando si scoprì che il suo scrittore spacciandosi per un ex soldato dei reparti speciale del corpo dei marines, sia risultato in realtà un millantatore e di conseguenza cacciato a calci in culo.




Il primo decennio del nuovo millennio sta volgendo al termine ed il parco testate della WildStorm ha bisogno di nuovo smalto, ed ecco quindi che arriva il WORLDSTORM, diretta conseguenza della miniserie Armageddon con protagonista Capitan Atom che si ritrova catapultato nel WildStormverse e di cui si appresta ad esserene la fine.

Il tentativo, interessante come presupposto, si rivela essere nulla più che un banale azzeramento di continuity, che cancella in pratica tutto il lavoro svolto nei 10 anni precedenti e riportando il cosmo WildStorm al 1992, risulta però fallire in partenza perchè molte serie annunciate durante questo reboot, non hanno mai visto la luce ( Wildcats di Morrison /Lee, Authority di Morrison/Ha non sono andte oltre il secondo numero in tre anni ).

Il che ci porta dritti dritti all'attuale " StormWatch : Post Human Division "; ora siamo di fronte ad una squadra di polizia post umana, che agisce secondo leggi molto aderenti a quelle effettivamente in vigore tra le forze dell'ordine, ma che non disdegna di giocare sporco quando il caso lo richiede.

Bella la trama e caratterizzazione dei personaggi ad opera di Christos Gage, famoso come sceneggiatore televisivo del serial Law&Order e dei suoi spin-off, e disegni grezzi e ripugnanti quel tanto che basta ad opera del bravissimo Dough Manke, già autore di gioellini come The Mask per la Dark Horse e Major Bummer in casa DC.

Pur risultando già sorpassato per certi versi dagli eventi del cosmo WildStorm, dopo le miniserie " Number of the Beast " e " World's End " che stanno sconvolgendo le testate americane in questo periodo, StormWatch: PHD " risulta essere una piacevole e divertente lettura, che coniuga molto bene azione e leggerezza, mantenendo viva l'attenzione del lettore.

Andre.!

sabato 26 luglio 2008

Letture : Batman di Scott Morse

Dato che ne ho parlato la scorsa sera con il mio amico Andrea davanti ad un paio di pinte, piccola rece su questo fumetto che ho letto ormai "qualche" mese fa.

" Batman : Room full of strangers " è un bel one shot incentrato sul Commissario Gordon realizzato da C.Scott Morse ( Soulwind, Littlegreymen ), uscito nel 2005 per PlayPress.

I bellissimi dipinti di Morse raccontano un giorno nella vita di James Gordon, decisosi ad andare in pensione e lasciare ai giovani il suo posto al distretto di Gotham City; anche se lontano dalla città, immerso in un panorama oceanico simile alla costa ovest americana, Gordon si trova a dover indagare su un omicidio commesso nell' albergo in cui alloggia, luogo dove nessuno dei personaggi coinvolti si conosce: il vecchio proprietario, la coppia attempata ed ossessionata dal non avere una stanza con vista sull'oceano, un'altra coppia di giovani ragazzi appena arrivati insieme a Gordon ed una madre terminale accompagnata dal figlioletto.


Come sempre e, a questo punto inevitabilmente, la figura di Batman giocherà un ruolo fondamentale nell'indagine del vecchio Gordon, ma non nel senso che ogni lettore si aspetta, portando il racconto a concludersi con toni davvero amari.


Nell'insieme, l'albo di 64 pagine si legge in 10 minuti, ma il ritmo che lo stile così personale e cartoonesco di Morse sa infondere rende questo fumetto una bellissima prova d'autore legata al pipistrello, ed anche la storia, a conti fatti, si rivela essere molto più che un semplice divertisment estemporaneo, andando ad analizzare uno dei personaggi da sempre meglio definiti, ma spesso fraintesi, del pantheon batmaniano, rivelandone tutta l'umana stanchezza che però non gli permette di rinunciare al proprio dovere: quello di servire la causa intrapresa indossando un distintivo.


Oggi il volumetto, davvero bello e curato nella confezione, si può trovare nelle fumetteria meglio fornite con una certa facilità ed una spesa modica; e ne vale la pena davvero se avete voglia di leggere qualcosa di diversamente insolito nel panorama supereroistico americano.


Andre.!

martedì 22 luglio 2008

Letture: Batman Ego


E come promesso nel post di eri, eccomi di ritorno con qualche riflessione su quanto letto, visto ed ascoltato in questo periodo di silenzio.

Partiamo da quello che vedete qui a fianco:

" Batman : Ego ", one-shot firmato per testi e disegni da Darwyn Cooke, uscito in italia nel 2003 per la PlayPress.

Si tratta del primo racconto a fumetti nel quale si cimenta il geniale Darwyn Cooke ( The New Frontier, Catwoman )fino ad allora impegnato nella realizzazione delle animated series di Batman e Superman prodotte dal gruppo guidato da Paul Dini e Bruce Timm per la Warner.

In questo racconto assistiamo ad una brillante e per molti versi tetra rilettura sul tema del "doppio", controparte recondita che si cela in ogni essere umano e che rappresenta l'assioma portante della figura del supereroe in costume dagli albori della sua creazione negli anni '30.

Batman si trova a riflettere e dialogare con il suo alter ego Bruce Wayne sul valore delle proprie azioni e sulle influenze che esse possono avere quando si riperquotono sulla sua vita e quella delle persone che gli gravitono intorno , siano essi amici o nemici, scoprendo che forse la volontà di servire il bene non basta per fare di un uomo ossessionato un eroe.

I testi, pur trattando un argomento già ampiamente esplorato nel campo del fumetto supereroistico, riescono ad essere accattivanti, non gratuiti o pretestuosi, con qualche punta di illuminazione superiore nel trattare il rapporto tra Bruce/Batman ed i suoi nemici Jocker e Two Face, che sono davvero brillanti e lucide per quanto disrmanti nella loro semplicità.

Graficamente, Ego è un gioiello raro: lo stile di Cooke è ancora pesantemente influenzato dall'animazione, ma serve la storia come poche volte si è visto fare in un fumetto. La regia è straordinaria, ma non ineccepibile, mentre ogni inquadratura trasuda una cinematicità che nemmeno Bruce Timm nel suo "Mad Love" è riuscito a raggiungere e che forse ha pochissimi eguali nel campo del comic book moderno.

Ogni architettura, che richiama gli stilemi art deco' ampiamente impiegati in "Batman the Animated Series", ma anche al quella leggendaria Radiant City creata da Dean Motter negli anni '80 per il fumetto cult "Mister X", assurge qui ad un contorto labirinto mentale, opprimente, soffocante ed oscuro, un viaggio nei recessi della psiche di un uomo dilaniato da profonde ferite e perdite personale, nell'incessante ricerca di redenzione e pacificazione per le proprie colpe.

Una storia molto più adulta e seria di molte, spacciate per tali dalle testate regolari dedicate al pipistrello, che risulta essere una sorta di marchio di fabbrica per tutti gli autori usciti dallo staff della serie animata della prima metà degli anni '90 che si sono poi rivolti al fumetto; basti pensare alle ottime prove di gente come il già citato Timm con " Mad Love ", o al Ronnie Del Carmen presente nell'antologia " Batman Black&White " solo per citarne due a caso.

Con un po' di fortuna, " Batman: Ego " può ancora essere trovato presso comicshop ben forniti o alle fiere specializzate, nell'attesa che Planeta decida di dare alle stampe una nuova versione di questo splendido lavoro.

Uniche pecche per l'edizione italiana sono costituite dalla stampa non eccelsa, dovuta ad una scelta di carta un poco troppo opaca ma di buona qualità, ed il lettering, che nelle didascalie iniziali risulta piccolo e troppo stilizzato, creando una leggera difficoltà di lettura.

Se vi capita recuperatelo e non resterete delusi.

Andre.!

domenica 29 giugno 2008

Batman/Grendel : esaltante!

Incredibile, bellissimo, raffinatissimo, intelligentissimo crossover intereditoriale:
il Demone contro il Pipistrello!

Esaltante capolavoro di quel genio mostruosamente bravo Matt Wagner!

Assolutamente migliore la prima parte; un pelo inferiore la seconda, ma nell'insieme un grandissimo lavoro!

Ed anche economicissimo : € 12, 95 per 180 pagine colore in un elegante cartonato firmato Planeta/DeAgostini.

Da avere ad ogni costo in ogni collezione che si rispetti!

Andre.!

venerdì 27 giugno 2008

Letture : Warren Ellis Bad World

Ok, ok lo so, l'ennesimo articolo su Warren Ellis. Dovrei quasi dedicargli un'etichetta apposita tra quelle presenti qui a lato, vero? E' una fissa, eh?...bhe si' lo è!!!!!
Qualche tempo fa ho deciso di mettermi al recupero di quelle poche opere di Warren Ellis che mancano nella mia library a lui dedicata; tra le suddette, mi sono imbattuto in questo volume: "Warren Ellis Bad World", uscito originariamente per l'americana Avatar Press all'inizio del 2000 in tre volumetti.

Si tratta di fatto di una raccolta di informazioni bizzarre tratte dalla subcultura di internet che il Bastardo Inglese ha collezionato e cucito insieme in una sorta di lungo articolo paragiornalistico, splendidamente tradotto dal giovane Jacen Barrows in una serie di grandi illustrazioni a doppia pagina, molto dettagliate e con una speciale attenzione per il particolare.

Volete sapere come fare un corso intesivo di scrittura creativa e ricerca dell'idea?

Bene! Compratevi questo libro!

Mi spiego meglio: scorrendo le pagine e gli argomenti, si possono incontrare tutti gli spunti e trovate folli e degenerate che Ellis infila nei suoi comics; ad esempio ricordate che nel volume Desolation Jones c'è un personaggio femminile che dorme con uno specchio appoggiato sul muro accanto a lei per sconfiggere la forzata solitudine a cui è costretta? Leggete qui dentro da dove viene questa trovata.

Avete presente la catena di fast food Cibo per Cannibali in Transmetropolitan, che vende umani clonati e decerebrati come deliziosi cibi? Leggete da dove viene questa idea assurdamente esilarante!

Senza poi accennare alle varie teorie della cospirazione tanto care allo scrittore inglese, di cui qui trovate ottimi esempi.

E di informazioni come queste, in Bad World ce ne sono un fottio; materiale che è stato preso e rielaborato in maniera decisamente innovativa e reso funzionale per l'applicazione al trattamento di personaggo e sceneggiatura.

La cosa che davvero lascia sconcertati in una certa misura è che in rete ci sia davvero chi ha messo su questo lunatico baraccone di idee, in parte forse con intenti ludici, forse più propriamente perchè pazzi furiosi che credono davvero a queste loro farneticazioni.

In un primo momento, pensavo che come la maggior parte del materiale che Ellis ha affidato alla Avatar, questa serie fosse appena decente e non di più; sinceramente, per la maggior parte della sua produzione con questo editore, lo penso ancora, ma davvero in Bad World c'è qualcosa di illuminante ed affascinante, che brilla della migliore vena malata del Bastardo; chi lo segue con un certo interesse, apprezzerà ed amerà sicuramente!

In Italia Bad World è uscito in un volume brossurato che raccoglie l'intera serie di tre albi per la defunta Lexy, ma credo che sia ancora facilmente reperibile presso i comicshop più forniti.

Dategli un occhio, se vi capita; se i disegni non vi convincono appieno, compratelo lo stesso, perchè sarete ripagati dalla sua vena follemente malata!

Andre.!

domenica 15 giugno 2008

Warren Ellis ed i FreakAngels

Hello to everyone! Dopo un pò di silenzio, dovuto alla settimana di ferie che mi sono goduto correndo tra uffici statali e studi commercialistici, eccomi qui, mediamente riposato, mediamente tranquillo, mediamente rilassato...ma solo mediamente.

Qui negli ultimi due giorni, il clima si è fatto praticamente autunnale, con pioggia, vento gelido, cielo plumbeo; alla faccia dell'estate in arrivo! Avanti di questo passo, tra poco usciremo con l'eskimo, altro che costume da bagno! Speriamo che migliori, e pure in fretta.

E dato che ero a riposo, questa settimana ho approfittato per portarmi avanti con la lettura della cosa che vedete qui sotto:



FreakAngels di Warren Ellis e tale Paul Duffield, free web comic che esce a puntate settimanali di 6 pagine sul sito www.freakangels.com, in collaborazione con la americana Avatar Press.

Lo misi tra i preferiti di questo blog mesi fa e poi non ne parlai più, semplicemente perchè rimasi indietro con la lettura; ho recuperato questa settimana, approfittando anche per rileggere daccapo questo strano prodotto di sci-fi retropunk o steampunk, come lo definisce lo stesso Ellis in varie interviste approposito di questo progetto.

Strano perchè in circa 17 episodi usciti ( tutti disponibili sul sito ) assistiamo ad una immensa presentazione dei personaggi e dell'ambiente, che in un certo modo creano attesa ed aspettativa, senza che la storia entri minimamente nel vivo, ma a conti fatti lascia un poco perplessi; nel complesso comunque sembra abbastanza interessante, anche dal punto di vista grafico: Duffield usa un approccio quasi manga, o anime, se preferiamo, mostrando un segno che ad un primo impatto può lasciare interdetti, ma che sulla lunga distanza divente particolarmente accattivante, sopratutto nei campi lunghi o lunghissimi che mostrano le esili figure dei giovani protagonisti perse nelle strane costruzioni e landscape di questo mondo retrofuturistico.

Accattivante è anche la colorazione, sempre curata da Duffield, che abbina texture e pattern alle tecniche proprie dei oav giapponesi di ultima generazione.

Prodotto di sicuro interessante, ma che necessita ancora di qualche riserva legata sopratutto all'evolversi dell'intreccio, che per ora rimane quasi assente.
Da tenere d'occhio.

Andre.!

sabato 7 giugno 2008

Letture : The Authority

In questi giorni ho letto per la prima volta questa serie, l'Authority volume 2;

Chiariamo subito una cosa: per quanto mi riguarda, "The Authority" si è conclusa con il numero 29 dell'agosto 2002 con l'ultima storia firmata da Mark Millar e Gary Erskyne.

E tutto quello che è venuto dopo?


Fuffa. Fuffa bella e buona, con qualche picco leggermente più alto qui e là ( la run di Brubacker, equivalente a " The Authority volume 3 ", ma solo in parte ).


Per quei quattro o cinque individui che alla fine degli anni '90 hanno vissuto isolati in una caverna del Nepal e che non conoscono questa serie Wildstorm, detta in breve si può riassumere come lo spartiacque che separò il fumetto supereroistico tutto azione e zero contenuti dal fumetto del nuovo secolo che combatteva "per rendere il mondo un posto migliore".


Proprio questa frase rappresenta l'assioma portante su cui si fondava la creazione di questo supergruppo ad opera di Warren Ellis: una Autorità Superiore indipendente che combatte su scala globale e multidimensionale per rendere il nostro mondo ( ma non solo ) più sicuro sul piano socio-politico-economico per tutti gli esseri umani.


Nei 29 numeri di " The Authority volume 1 ", Warren Ellis e successivamente Mark Millar, cresciuti nell' Inghilterra Tacheriana fascistoide anni '80, il periodo più buio che la Gran Bretagna che abbia vissuto in tempi recenti, hanno il coraggio e la rabbia necessarie per portare avanti le loro idee ( prettamente di sinistre e no global ) di rivoluzione popolare contro il potere e le politiche del terrore, che poi ritroveremo come una costante del loro processo creativo ( basti pensare al "Transmetropolitan" di Ellis per l'etichetta Vertigo o agli " Ultimates " di casa Marvel, dove Millar riprende il discorso che aveva interrotto con la chiusura di Authority).

I due scrivono storie intelligenti, capaci di smuovere non solo la mente ma anche il pensiero del lettore, violente, taglienti ed affilate come una lama di rasoio, quasi ad incitarlo ad alzare il suo grasso culo e scendere in strada incazzato come una jena contro il sistema. E lo fanno su un fumetto seriale di supereroi americani.


Tanto violente, taglienti e pericolose, che la DC Comics ( ora proprietaria della Wildstorm ) ad un certo punto decide di fermare la serie, sventando il pericolo che le giovani menti americane vengano "corrotte": dopo 29 numeri " The Authority volume 1 " termina ingloriosamente.


Qualche tempo dopo, The Authority ricompare sugli scaffali proprio con l'incarnazione che trovate nell'immagine qui sopra " The Authority volume 2 ".


Sapete cosa è rimasto di tutto quello spirito anarchico che aveva caratterizzato la sua nascita?


Niente.


Robbie Morrison e Dwayne Turner firmano questa nuova serie del gruppo ( quella che vedete nell'immagine ) che sembra essere ormai diventato una sorta di "JLA con le parolacce"; mi spiego meglio: Authority oggi è stato reso un semplice fumetto di supereroi qualunque, scialbo, insipido e che cerca di trattare argomenti scomodi ed attuali ma in maniera edulcorata, stando bene attenti ad essere solo fintamente politicamente scorretti, perdendo tutto il lavoro e lo spirito iconoclasta che il suo creatore Ellis aveva dato come taglio distintivo del progetto.


Un ottimo esempio di come si possa prendere uno dei fumetti più importanti del decennio e distruggerlo dalla fondamenta.


In Italia, " The Authority " è edito da Magic Press in una serie di bei volumi brossurati che da poco sono stati tutti resi nuovamente disponibili presso il loro catalogo grazie alle ristampe della serie originale, per un totale di 8 volumi e 2 speciali usciti fino ad ora.


Tra essi, imprescindibili e assolutamente da avere nella propria collezione i primi 4 libri, che raccolgono il materiale di Ellis e Millar.


Il resto, come detto in precedenza, non è all'altezza dell'esordio.


Andre.!

domenica 25 maggio 2008

X-Men: il terzo film

Oggi pomeriggio ha speso due ore a guardare questa cosa:Avete presente quando subentra ad un certo punto la sensazione di stare assistendo ad una conversazione che non ha nulla a che fare con quanto detto in precedenza, ma anzi che lo banalizza e lo rende scontato?

Questo è il caso. Me ne ero tenuto lontano all'uscita proprio perchè avevo l'impressione che fosse un prodotto scadente, ma dopo la visione, non posso che confermare questa impressione iniziale.

Un' accozzaglia di fatti parafumettitstici presi e messi assieme alla rinfusa, senza capo nè coda.

Jean Grey è diventata Fenice Nera? Ah sì? e da cosa lo deduciamo? Dal fatto che si allea a Magneto e non altro che stare sospesa a mezzaria con i capelli che si muovono sospinti dal vento?
Ma signori sceneggiatori, aveta mai letto la " Saga di Fenice " negli anni '80?
A giudicare dal risultato non direi proprio.

Laddove X-Men 1 e 2 avevano un senso compiuto, che ricalcavano le linee guida degli storyarc a cui si rifacevano, aggiornandoli e rendendoli funzionali per il cinema senza snaturarli, davvero non si puo' dire lo stesso per questo capitolo conclusivo, dove anche i personaggi ben delineati in precedenza come Wolverine ( un cazzone saggio anzichè il " Lupo Ferito ",dall'istinto omicida ),Rogue ( hey! non so come gestire il personaggio...facciamole perdere i poteri!!! ) e Mystica ( abbiamo fatto un lavoro troppo bello nei primi due...distruggiamo il personaggio! ) risultano soltanto pupazzi al servizio di una storia che scorre via senza lasciare traccia, perdendo il buon lavoro di caratterizazione dei capitoli precedenti.

Qualcuno poi mi puo' spiegare il repentino cambio di status che è stato imposto al personaggio di Tempesta? Da quando si pensa che basti un taglio di capelli alla moda per stravolgere il personaggio?

Solo perchè un ometto di nome Chris Claremont negli anni '80 ha usato questa idea, ma con ben altri presupposti ( chi ricorda il ciclo "VitaMorte" o "Regina dei Morlock"? ) ed intenti, non è detto che la stessa cosa possa essere ripetuta e sopratutto edulcorata con il medesimo successo.

Sorvolo poi sulla Nuova Confraternita di Magneto, perchè sarebbe come sparare sulla crocerossa.

Dove Bryan Singer aveva dimostrato di comprendere la materia di cui stava trattando, il suo sostituto Ratner crede di stare girando Die Hard 12, ed allo stesso modo lo staff di sceneggiatori.

Fino ad ora, peggio di questo film Marvel c'era solo Daredevil ( Fantastici 4, Elektra e Ghost Rider non li prendo nemmeno in considerazione, data la loro infima qualità...). Se i presupposti sono questi, mi auguro vivamente che X-Men Last Stand sia l'ultimo film che verrà sviluppato sul gruppo mutante, anche se la ghost track ( di cui non ho capito il senso, sinceramente...) al termine dei titolo di coda non lascia presagire nulla di buono.

Andre.!

domenica 18 maggio 2008

...e approposito di David Mack...Echo.

E parlando di David Mack in merito alla copertine di Alias, voglio segnalare a tutti che da questo mese, con il numero 137, la testata Devil e Hulk di Panini Comics, recupera e presenta il ciclo perduto di Devil.
" Daredevil: Echo " è una miniserie nella serie che occupava originariamente i numeri 51 - 54 del 2003 sulla collana americana dedicata ad Diavolo Rosso, incastonandosi come intermezzo alla gestione Bendis - Maleev, che si occupa della bella e letale Maya Lopez, originariamente presentata nel ciclo " Parts of an Hole " scritto dallo stesso Mack e disegnato da Quesada nel secondo anno di gestione Marvel Knights.E' un lavoro pregiato, raffinato ed estremamente cerebrale, in cui il Diavolo Rosso non compare quasi, e graziata dai testi in "flusso di coscienza" e sopratutto dai quadri di David Mack: una cavalcata straordinaria che infrange i labili confini tra fumetto popolare e fumetto d'autore, arrivando alla più pura arte pittorica.Nell'attesa che nostro signore dei fumetti si decida a donarci finalmente Kabuky in tutta la sua raffinatezza e liricità, non lasciatevi scappare questa gemma perduta che grazie alle infinite vie della provvidenza, vede la luce in Italia quasi fuori tempo massimo.

Andre.!

Letture della settimana: Alias

Nel corso della scorsa settimana, un po' per necessità un po' per diletto, mi sono rituffato nella lettura integrale di questa serie: Alias, di Bendis e Gaydos, 5 volumi 100% Marvel usciti qualche tempo fa.

Doverosa premessa: non centra nulla con il serial tv dallo stesso nome.

Le avventure di un Jessica Jones, eroina in costume che ha appeso il mantello al chiodo per intraprendere il lavoro di detective privato.

Riconfermo quelle che sono state le impressioni della prima lettura, all'uscita di questo materiale qualche anno fa: Bendis è interessante nella costruzione del racconto, anche se a volte eccede con le parole rischiando di rendere verboso il lavoro; utilizzando un metodo di addizione, crea uno scenario che per certi aspetti è assimilabile allo spirito di Marvels di Busiek e Ross, ma ribaltando il punto di vista : Jessica Jones è un essere dotato di superpoteri che osserva altre Meraviglie con superpoteri, raccontandoci come anche gli dei possono essere implicati nelle stesse cose terrene dell'uomo comune ( vizzi, virtù, bassezze e via dicendo ).


Interessanti sono poi i disegno di Gaydos, che con un uso estremo di bianchi e neri riesce a rendere molto realistiche le figure e gli scenari che realizza. Bella inoltre la regia e la dilatazione temporale che infonde alle pagine, utilizzando pagine che per la maggior parte scorrono in orizzontale, quasi come le famigerate splash page, riempite da moltissime vignette che mantengono sempre e comunque accesa l'attenzione del lettore.

Buona anche la colorazione, che gioca molto con la gamma di marrone, arancione e grigio, ricreando un interessante esperimento di atmosfera da pellicola sovraesposta.

Plauso infine per le copertine curate da David Mack, autore del meraviglioso Kabuky ( purtroppo inedito per la gran parte qui in Italia ), che grazie ad una varietà incredibile e sopratutto sorprendente di stili e materali, oltre che una tecnica non indifferente, creano una serie di bellissimi dipinti, in bilico tra le avenguardie artistiche del '900 e la digital art del 21° secolo.

Se prorpio vogliamo trovare due pecche, esse sono:

1- la mancanza di reperibilità dell'intera serie; alcuni volumi sono esauriti e non sono per ora previste ristampe da parte di PaniniComics.

2-la trama secondaria, quella che rigurda da vicino Jessica Jones ed i suoi segreti, che purtroppo ha un finale abbastanza affrettato e tutto sommato, non all'altezza della costruzione che si segue albo dopo albo.

Questo primo prodotto della linea Marvel MAX, merita comunque di essere recuperato e letto, benchè forse alcuni suoi punti di forza quando uscì, oggi risultano non essere così rivoluzioni come apparvero all'epoca.



Andre.!

venerdì 16 maggio 2008

...A ME PIACCIONO LE COSE STRANE...




Si lo so, il titolo trae in inganno, ma l' ho scelto solo per attirare l' attenzione anche dei più depravatucoli!
Lo ammetto, provo una profonda e sincera attrazione per le interpretazioni di Adam Sandler; ok non sarà l' attore del secolo, ma lo trovo sincero e genuino nella recitazione; soprattutto molto, molto versatile. 
Il merito della bellezza poetica di questo film va soprattutto al valente regista e sceneggiatore Mike Binder, che ha saputo dirigere Adam Sandler in una parte drammatica che poco si confà al tipo di attore!

Ho trovato l' interpretazione di Sandler davvero strepitosa, la sua performance è ricca di contenuti e emozioni vere, vi basti solo pensare che finalmente, dopo una marea di tempo, mi ha fatto piangere!

La validità della pellicola però è da caratterizzata anche dalla narrazione, dalle situazioni presentate, e dalla bravura degli interpreti che arrivano a toccare le corde più interne, in un modo che è impossibile ignorare, e che scuoterà anche le scorze più ruvide!

La storia, non è neanche delle più orginali: un uomo,Charlie Fineman ( Adam Sandler ), colpito da un grave dramma si chiude nel suo mondo fatto di musica, libertà e totale sregolatezza;
toccherà ad Alan Johnson ( Don Cheadle ) tentare di riportarlo alla realtà. E' probabilmente grazie alla linearità della trama che il regista riesce a rendere tridimensionali e vitali i suoi personaggi di celuloide.


Oltre alle ottime interpretazioni e alla sapiente regia, il film si avvale anche di una colonna sonora
 strepitosa, Springsteen, Pearl Jam, The Who ( con Love reign over me da cui il film trae il titolo ); ci accompagnano scandendo i ritmi della narrazione e rendendo la pellicola indimenticabile.
Da vedere!

P.S per Andre: Il celulare è kaput, appena ripristino le telecomunicazioni ti richiamo!

giovedì 8 maggio 2008

Whoooooa!




E' quello che ho esclamatao più volte pensando a questa pellicola.
Almeno tre volte l' ho fatto.
La prima è stata quando sulla rivista Movie, ho visto la pubblicità: " nei cinema " campeggiava sulla pagina. La locandina era senzaltro intrigante, e poi diciamolo, il primo film diretto da Libero De Rienzo, e chi se lo può perdere?
Naturalmente al cinema deve essere rimasto tre secondi, se mai c' è stato...
La seconda volta che ho potuto dire Whoooooa! è stata nel momento in cui il mio socio Andre mi rivelava che potevo comprare il dvd in edicola...e chi me lo impedisce stavolta? Se i cinema mi avevano impedito di vederlo, nessun' altro mi avrebbe fermato!
La terza e spero non l' ultima, è stata quando finalmente l' ho visto!
Premetto che non è una pellicola semplice; sicuramente e fortunatamente abbisogna di più visioni per darne una valutazione più precisa!
Ma che cazzo, io non sono un critico, per cui la mia " recensione " è un agglomerato di sensazioni!
Il film si divide sostanzialmente in tre parti, sottolineate da tre " fontespizi " inserite nelle sequenze girate.
Sangue è incentrato sugli avvenimenti di un' " ordinaria " giornata di due fratelli: Iuri ( Elio Germano ) un genio assoluto, a suo modo, totalmente fuori da ogni schema; ( vi dico solo che alleva zanzare ) e Stella ( Emanuela Barilozzi ) ragazza dolce e dinamica, diciamo la metà solare e non sociopatica di Iuri. 
Come dicevo però il temine giornata ordinaria è un' eufemismo.
Già dalla prima scena veniamo catapultati in uno stordimento sensoriale fatto di immagini; voci e situazioni, avvalorato dal montaggio serrato e dalla regia sperimentale, grazie alla quale, passiamo da uno stato confusionale iniziale ( I atto ); ad uno assolutamente delirante ( II atto ) fino ad arrivare ad un lucido e spietato epilogo.
Queste sono le sensazioni che ho provato, più avanzava la narrazione, più riuscivo a provare quello che il film mi trasmetteva!
Non sono un gran esperto di regia o critico cinematografico, ma il metro di giudizio che uso è semplice: se la visione mi lascia dentro qualcosa e mi permette di rimuginare sulla pellicola anche nei giorni successivi; più giorni rimugino più mi è piaciuto!
So di non aver rivelato troppo sulla trama, anzi non ho detto proprio nulla, ma per me è stato una fortuna arrivare alla visione del film senza pregiudizi o soffiate, e penso che per Sangue,   sia l' approccio ideale! 

Non tocca a me giudicare se Libero De Rienzo sia un buon regista o meno, ma sono sicuro che sia una persona di talento e con tante cose interessanti da dire, per cui lunga vita al De Rienzo regista!
E ancora una volta...Whoooooa!

mercoledì 30 aprile 2008

Dark City

E come promesso, ecco una bella recensione su Dark City.
Lo dico subito, a scanso di equivoci: a me è piaciuto un botto.


L'apertura e la cornice sembrano quelle di noir anni 30, dove il cromatismo, costantemente virato al verde e grigio, è interpretato con una sensibilità che cerca di afferrare il bianco e nero di quelle pellicole e sopratutto lo stato d'animo di cui quel tipo di cinematografia era pervaso.



Rufus Sewel è il protagonista del racconto, che sembra non avere passato eppure ricorda una certa familiarità con i luoghi della città oscura che percorre.
Ma la Città Oscura continua a mutare di aspetto fisico e morfologico ad ogni scoccare della mezzanotte, quando tutti gli abitanti cadono in un sonno profondo dal quale si risveglieranno a mezzanotte e 1 senza notare questo strano fenomeno. Tutti tranne il protagonista, che vede i palazzi cambiare di forma ed aspetto sotto i suoi occhi.

E spesso anche le persone che vivono nella Città Oscura cambiano radicalmente; chi è povero si risveglia ricco, non avendo il minimo ricordo della loro vita precedente; chi si addormenta cantante si risveglia maschera di un cinema, come se avesse fatto quel lavoro per tutta la vita.

Il protagonista è braccato da queste figure avvolte in lunghi cappotti neri e cappello a tesa larga per non si sa quale motivo, che sembrano conoscere tutto di tutti e di cio' che appare incomprensibile; ha una moglie forse, o forse no, che ha il volto di una bellissima Jennifer Connely.


E' un assassino, ma forse anche no. Spetterà ad un detective, interpretato da William Hurt, e ad un dottore, martoriato nel corpo e nello spirito dagli stessi tizi in nero che inseguono il protagonista, probabilmente folle, che ha il ghigno di Kiefer Sutherland il compito di trovare la verità.

Esiste davvero un luogo chiamato Shell Beach lungo la costa della Città Oscura, nel quale il protagonista è cresciuto oppure no? O Shell Beach è qualcosa di completamente diverso ?

La Città Oscura è un dedalo in perenne mutamento in cui nessuno può ricordare quando è stata l'ultima volta che ha fatto qualcosa durante le ore del giorno. Ma è veramente una citta' la Dark City del titolo, o è qualcos'altro?

Tecnicamente il film, che ha tra gli sceneggiatori David Goyer che un paio di anni piu' tardi esploderà con la trilogia di "Blade", si può dividere in due parti: la costruzione dell'intreccio che è presente nella prima ora della pellicola, bella, disorientante, vertiginosa, visivamente innovativa e la risoluzione nell'ultima mezz'ora che purtroppo è la via più banale che si potesse scegliere per concludere il film; apprezzabile comunque se vista sotto un certo punto di vista, assolutamente deludente sotto un altro. Sta a chi lo vede, farsi una propria opinione.

La regia di Alex Proyas non si discosta molto dal buonissimo lavoro fatto in precedenza nella sua opera prima "Il Corvo", con dei tocchi davvero interessanti qua e la, che forse rasentano la genialità, spiazzando e sorprendendo lo spettatore. A mio parere è una regia migliore che non quella di "Io, Robot", il più recente film di Proyas a questo momento.


Il guru della critica cinematografica mondiale Ebert, lo annovera tra i 50 film più belli del secolo scorso, e personalmente condivido questa sua affermazione per vari motivi, ma non su tutta la linea.

Interessante è notare che questo film precede di un anno l'ultrafamoso e rivoluzionario "The Matrix", e quindi è il primo a trattare temi che sono simili ed assimilabili al lavoro dei fratelli Wachowsky che hanno fatto gridare al miracolo; alcuni set di Dark City addirittura sono stati riutilizzati proprio per il primo capitolo della cyber-trilogia.

Se fosse un fumetto, Dark City sarebbe sicuramente un'ottima riduzione ( almeno per quanto concerne la prima parte ) di "Mr.X", il fumetto di culto creato dal canadese Dean Motter negli anni 80, al quale è riconducibile per una certa estetica art decò e per il modo di sviluppare l'intreccio narrativo.

In conclusione, Dark City è un film straordinario, che nasconde sotto la superficie un complesso intreccio di tematiche metafisiche e filisofiche mascherate da racconto di fantascienza; da vedere assolutamente per chi non lo ha fatto, da rivedere periodicamente per chi già lo conosce.

Andre.!

P.s.: un consiglio: togliete l'audio all'introduzione e alzate solo quando vi è la prima scena di Sewel nella vasca da bagno; il senso del film cambia completamente!

domenica 27 aprile 2008

Letture del (pre)weekend: BulletProof Monk

In uno scambio equo con un amico collezionista, venerdì sono rientrato in possesso di questo volumetto uscito qualche anno fa:
Bulletproof Monk, firmato da Mike Avon Oeming per i disegni e Robert Jones e Gotham Opra ai testi, uscita in U.S.A. alla fine degli anni 90 come miniserie di tre albi per la Image Comics, presentata nel nostro paese da Indiy Press verso il 2001, a ridosso della riduzione cinematografica tratta dal fumetto stesso( pessima ).

In due parole, gli unici motivi per cui vale la pena di possedere questo volume sono la grafica e la regia delle sequenze.

La storia del duo Jones/Opra è decisamente noiosa, i dialoghi sono davvero prevedibili e scontati, la struttura sfrutta tutta una serie di clichè molto anni 70 che alla lunga risultano fastidiosi.
I disegni di Oeming sono del periodo pre-Powers, molto legnosi e tutto sommato poco dinamici, ma sono graziati da una splendida regia e montaggio, con molti trucchi che poi vedranno il loro pieno sviluppo appunto in Powers.
Il colore curato dalla cricca WildStorm, non capisco se sia dovuto al tipo di carta su cui è stampato o che ma è bruttissimo, si ha l'impressione di essere colpiti da un pugno nell'occhio, e molto spesso va a ledere in alcune tavole la leggibilità del disegno.

Dato che la mia copia è sparita in non so quali circostanze appena dopo averla comprata all'uscita, mi sono ritrovato a leggere questo fumetto per la prima volta ( fuori tempo massimo, lo ammetto ) venerdì sera in macchina mentre aspettavo un paio di amici per una birra e sabato pomeriggio appena prima di partecipare ad una cena di famiglia, ma sinceramente, avrei anche potuto continuare a vivere benissimo senza averlo fatto; mettiamola così: mi ha permesso di occupare un paio d'ore morte tra un impegno e l'altro. Fine della funzionalità di questo fumetto.


Andre.!

sabato 19 aprile 2008

Letture del Weekend : Queen & Country

E salutiamo il rientro su questi schermi dopo un po' di tempo del mio amicone di malefatte Franz!

E' bello riaverti qui fratellone! :)


Dunque da un po' di tempo a questa parte, chi segue questo spazio ( pochini a dire il vero :(...), avrà notato che sono in fissa con il fumetto di genere noir, e giusto per non smentirmi, segnalo questa nuova, emozionante e coinvolgente scoperta:






Queen & Country di Greg Rucka.


Si tratta di una serie di spionaggio creata all'inizio del 2000 per l'etichetta u.s.a. Oni Press, di stampo britannico, nel senso che tratta di una sezione dell'Intelligence di sua Maesta' che si occupa di risolvere crisi in teatri di guerra molto attuali.


La serie racconta dell'agente Tara Chase, operativa del controspionaggio inglese che entra in azione nel momento in cui la diplomazia e le parole non hanno più alcun effetto sulle situazioni di crisi; ad accompagnarla, il cast di comprimari è formato dalla divisione di agenti ed operatori che si muovono dietro le quinte come supporto alle missioni di Tara.


Il presupposto ed il tipo di struttura di base è per certi versi molto simile al serial " 24 ", dove Jack Bauer sta a Tara Chase come il CTU sta alla Sala Operativa, con la differenza che le missioni raccontate in Queen & Country risultano un po' piu' credibili.


Lo scrittore Greg Rucka proviene dalla crime fiction e si vede, sopratutto nello sviluppo dei personaggi, dei loro caratteri e della correlazione tra di essi, nonchè in una certa descrittività presente nelle sequenze più calme, ma riesce ad imbastire una solida trama che alterna momenti adrenalinici a lunghe scene di attesa in cui ci vengono forniti vari tasselli che grazie ad un lavoro di addizione vanno a creare uno scenario credibile ed avvincente, come già si poteva notare nella sua prima opera fumettistica, quel Whiteout in tandem con Steve Lieber che fece incetta di consensi critici e professionali sul finire degli anni '90.


La cosa che può maggiormente spiazzare chi si avvicina a questa serie è sicuramente il disegno in bianco e nero, curato da autori esordienti del circuito indie come Steve Rolston ( Pounded, Meck ), Bryan Hurt e Leandro Fernandez ( Tangled Web, Punisher ), che spesso appare ad una prima lettura piuttosto bamboleggiante e troppo underground; negli States critiche in questo senso sono state mosse più volte dai fan della serie, ma sulla lunga distanza questo tipo di approccio risulta funzionale come pochi altri, rendendo subito riconoscibile il prodotto e donandogli una autonoma identità, che spicca nel panorama di questo tipo di editoria non mainstream.


In Italia, Queen & Country dopo una falsa partenza con la tarda Lexy, è stata editata dalla sempre puntuale ed agguerrita Magic Press in tre volumi brossurati che raccolgono gli archi narrativi equivalenti al primo anno di storie della OniPress.


Peccato che la pubblicazione sia ad oggi ferma e che non si sappia nulla delle sorti di questa interessante serie.


Sarebbe auspicabile che, grazie al lavoro di Rucka in casa DC Comics come autore di punta della Batman Family ed al vociferato suo prossimo passaggio alle redini di Daredevil per la Marvel, Queen & Country possa nuovamente trovare una strada per il mercato italiano.


Andre.!

domenica 13 aprile 2008

Letture del weekend : Sleeper

Sempre grazie al buon Franz, mi sono deciso a recuperare questa maxiserie noir del dinamico due Brubaker - Phillips, uscita nei primi anni del 2000 per la WildStorm, durante il periodo in cui la casa editrice americana stava progettando la sottoetichetta mature readers Eyes of the Storm, sulla scia del buon successo delle testate Authority e Planetary di Warren Ellis; l'operazione durò purtroppo poco, in seguito all'11 settembre 2001 ed alle conseguenze che tutto il mondo conosce, ma qualcosa sopravisse e giuse a conclusione; tra queste, appunto l'ottima Sleeper.


Sleeper narra la storia di Holden Carver, agente infiltrato in un'organizzazione metaumana malavitosa, che rimane tagliato fuori nel momento in cui il suo mandante John Lynch ( lo stesso di Gen 13 ), l'unico che sa della sua esistenza, cade in coma.

Holden è solo e lotta affinchè non venga alla luce la sua vera identità, nella speranza di riuscire a trovare un modo per uscire dall'organizzazione e tornare ad una vita normale. Possibilmente vivo.

Ed Brubaker si conferma un ottimo sceneggiatore noir, che conosce la materia di cui scrive con una padronanza davvero sorprendente; ottimi colpi di scena si susseguono in un racconto che vive sempre sul filo del flashback tra la vera identità di Carver e il personaggio che sta interpretando, come nella migliore tradizione dei procedural televisivi Law and Order e NYPDBlue. Riesce inoltre a creare un climax tale da far immedesimare il lettore nei panni del protagonista quasi da sentirne le emozioni e gli stati d'animo.

Sean Phillips è efficace come sempre, con il tratto realistico e scuro che lo contaddistingue, e mette in scena un mondo davvero corrotto, marcio e decadente come mai è stato possibile vedere nell'universo WildStorm, anche quando la colorazione spesso mal gestita ammazza il suo disegno.

Degno di nota anche il prologo di questa serie, sceneggiato sempre da Brubaker e costituito dalla miniserie di 5 intitolata Point Blank, che introduce il personaggio di Holden Carver e raffigura il vecchio componente dei WildCats Grifter per la prima e forse unica volta in maniera credibile: un figlio di puttana non così brillante, dal grilletto facile e con un intuito investigativo che spesso fa acqua.

In questo caso, la parte grafica è affidata a Colin Wilson, autore neozelandese ma naturalizzato francese che ha ricoperto in passato l'incarico gravoso di sostituire Moebius su Blueberry; e si vede. Piacevole il suo tratto, così strano per chi è abituato allo standard americano, che risulta un valore aggiunto non indifferente a questa storia conferendole un sapore molto europeo, in cui si mescolano le prodezze grafiche di Jean Giraud e la dinamicità di Olivier Vatine.

Senza dubbio si tratta di ottimo materiale, forse tra i migliori che la casa editrice di Jim Lee ha proposto dal post 11 settembre ad oggi, nonchè una delle serie migliori sceneggiate da Brubaker.

In Italia, Sleeper è uscito tra il 2006 ed il 2007 in una serie di cinque volume per Magic Press, in cui quelli da 1 a 4 raccolgono tutti i 24 episodi di Brubacker e Phillips ( Sleeper season 1- Sleeper season 2 ), mentre il volume 0 raccoglie la miniserie Point Blank ad opera di Brubaker e Wilson, che costituisce l'antefatto.

Un ottima lettura per le sere uggiose di questo periodo!

Andre.!